Laura Pausini:
un caso esemplare di vocalità autodidatta nel panorama della musica leggera italiana

Nel corso della parte iniziale della propria carriera, Laura Pausini ha dovuto confrontarsi più volte con alcuni problemi di un particolare grado di gravità alle proprie corde vocali; nel corso di una intervista-testimonianza rilasciata in occasione dell'apertura del I Corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica, Laura, riferendosi alla propria voce, ha ammesso che "utilizzandola così tanto ed anche in maniera sbagliata, poi a volte mi è successo di rovinarla".
E' fatto comunque certo che, dopo varie vicissitudini, Laura Pausini sia finalmente entrata in contatto con il Prof. Franco Fussi, autentico esperto ed importante punto di riferimento per la Foniatria Artistica nel nostro Paese; come conseguenza del processo di rieducazione logopedica e reimpostazione vocale che ne è seguito, Laura è riuscita a risolvere molti dei suoi problemi, in grande parte attribuibili alla sua formazione di natura prettamente autodidatta. In più, ha avuto modo di scoprire nuovi territori della propria vocalità, rimasti per anni del tutto inesplorati.

Guardiamo la sua testimonianza:



Ripercorrendo la sua storia come riportato da Wikipedia, già all'età di otto anni Laura Pausini era impegnata a cantare accompagnando il padre Fabrizio, artista e cantante di pianobar di professione, durante numerose serate lungo la riviera romagnola.
Senza aver mai compiuto alcun tipo di studio di canto, come Laura ha modo di confermare in questa intervista, si avvia ufficialmente alla carriera come professionista nel 1993, partecipando al Festival di Sanremo nella categoria Nuove Proposte e vincendo con il brano La Solitudine. Prende l'avvio così una rapidissima successione di grandi successi, riportati in Italia ed in numerosi paesi esteri dell'Europa e dell'America Latina, associati ad impegni molto fitti e pressanti (sedute di incisione, viaggi promozionali e tournee in Italia ed all'estero, ecc.), in stretta osservanza alla regola "The Show Must Go On", secondo cui la prestazione debba essere comunque eseguita, anche se in condizioni di salute non ottimali.

Alcune riflessioni sulla testimonianza di Laura Pausini

Sovraccarico vocale
Un contesto di impegni così pressante può costituire fertile terreno per la comparsa di problemi a carico delle corde vocali: a meno che non ci sia un supporto adeguato a proteggere le corde vocali limitandone abusi e danni (impostazione corretta, padronanza della tecnica, consapevolezza fisica del proprio organo fonatorio, nozioni di salute vocale, accorgimenti, precauzioni, ecc.), in una tale situazione di stress basta il fatto di dover sostenere un concerto partendo da condizioni di forma vocale non ottimale (es. un leggero raffreddore) per attivare un circolo vizioso: il giorno successivo allo sforzo non può essere dedicato sufficientemente al riposo poichè è previsto un altro impegno live, di modo che all'affaticamento del giorno precedente va sommarsene un'altro di maggiore entità, e così via.
Nel tentativo di tamponare la situazione, ci si rivolge allora ad antinfiammatori tipo il cortisone, il quale soprattutto se assunto in quantitativi di rilievo e frequentemente provoca tutta una serie di pesanti effetti collaterali a carico di vari organi, oltre a poter indurre l'insonnia; succede così che il miglioramento temporaneo (di durata pari a circa un paio d'ore) della situazione a livello delle corde vocali viene pagato a caro prezzo, peggiorando ulteriormente la situazione nel lungo termine.

Rompere il circolo vizioso: uscire dalla condizione di autodidatta
Nella vita, essere un autodidatta può costituire, perchè no, un motivo di orgoglio: l'aver fatto "tutto quanto da solo" è sicuramente sinonimo di talento, valore e capacità personale, soprattutto quando sarebbero in pochi ad essere capaci di fare altrettanto. Questo va certamente bene se la materia affrontata costituisce un hobby condotto a livello amatoriale, un passatempo. Affrontare da soli ciò che si potrebbe anche (e magari più efficacemente) apprendere appoggiandosi all'esperienza altrui è, in fondo, un pò come "reinventare l'acqua calda", e non c'è nulla di male in tutto ciò purchè la cosa rimanga, come già detto, un passatempo.
Diversa è la situazione in ambito professionale: tutto deve essere ottimizzato, le cose sono fatte "sul serio" e non "per gioco", il tempo a disposizione è poco, e gli errori si pagano di persona e a caro prezzo. Non ha senso cercare di scoprire da soli quello che altri hanno già trovato, ed è assurdo commettere gli stessi errori di chi ci ha preceduto.
Pertanto, non ha senso ignorare l'esistenza della Tecnica del canto, frutto di secoli di ricerca condotta da centinaia di insegnanti di canto illustri, solo perchè si è dotati di un buon talento; ed allo stesso modo è assurdo non attingere ai risultati della moderna ricerca in campo di Foniatria Artistica e di Logopedia, consultando un esperto magari a scopo preventivo o, a maggior ragione, se comincia a manifestarsi un problema.

Raggiungere il successo
La gente spesso dice "Se ha successo vuol dire che è bravo".
Ma arrivare al successo non significa essere arrivati, spesso segna invece l'inizio di un passaggio e di un cambiamento. Occorre iniziare a fare le cose "sul serio", da professionista.
Essere arrivati al successo non significa nemmeno che così come si è va bene, e che non ci sia bisogno di rimboccarsi le maniche per migliorare là dove ce ne è ancora bisogno. Valga per tutti l'esempio di Michael Jackson, il quale non ha mai smesso di prendere lezioni dal suo vocal coach, spesso quotidianamente (anche dal... telefono dell'albergo!!!), per ricevere sempre nuovi stimoli a sviluppare la propria vocalità.

Studiare non significa necessariamente perdere naturalezza
Questa è una obiezione che spesso si sente fare dall'autodidatta, c'è la paura che lo studio possa in qualche modo "standardizzare" le qualità artistiche, annullando le caratteristiche personali e l'identità del cantante.
In verità, rivolgendosi ad un insegnante che sia esperto, competente e rispettoso della personalità artistica dell'allievo, si potrà trarne solo che beneficio.
Avere talento costituisce un ottimo punto di partenza. Un talento autodidatta potrà avere comunque dei difetti di impostazione, oppure aver esplorato soltanto alcune possibilità espressive ignorando l'esistenza di altre, come è successo a Laura Pausini che, come da sua ammissione nell'intervista, ha ignorato per molti anni di possedere il registro di testa (da lei qui chiamato falsetto), limitando la propria espressività al solo registro di petto.
Studiare serve anche a questo, ad abbattere tutti quei falsi limiti (detti anche: difetti) che riducono la nostra capacità di espressione, e ad esplorare, comprendere e guadagnar padronanza di tutta la potenzialità vocale che ci è stata donata da Madre Natura.
L'autodidatta non dovrebbe quindi aver paura di studiare. Se qualcosa cambierà, sarà per il meglio; ci sarà solo di che guadagnarci.

L'ambiente dello show business in Italia
In base alla testimonianza-intervista di Laura Pausini, viene anche da pensare che manager, produttori e compagnie discografiche non siano particolarmente interessati alla crescita in materia di tecnica vocale dei propri artisti, ignorando l'importante correlazione tra impostazione tecnica e salute vocale. Per loro, l'importante è che l'artista "canti" (non importa come) e che "funzioni" in termini di riscontri di gradimento; logica questa alquanto miope, in quanto un artista con le corde vocali sane è in grado di effettuare un maggior numero di prestazioni e "rendere" economicamente di più di quanto non possa fare un artista affetto da patologie.

Il cantante di successo come esempio per le nuove generazioni
Essere un cantante di successo significa anche essere un modello da seguire: è quindi una posizione di responsabilità.
E' innegabile, lo sviluppo della passione per il canto e della capacità canora nei giovani nasce dall'imitazione: ascoltando quel bel brano che "passa" frequentemente per radio, cantandoci e ricantandoci sopra.
Quali aspettative possono esserci allora, sotto un profilo di impostazione vocale e preparazione tecnica, per il giovane che si avvicina alla musica ed al canto sentendosi portato ad imitare o ad ispirarsi a quel tale cantante, di successo ma tecnicamente mal impostato?
Quali saranno le basi di partenza su cui andrà a fondarsi un suo possibile futuro sviluppo?
Una volta si usava citare un proverbio, attualmente censurabile in quanto non molto "politicamente corretto", ma che rende veramente bene l'idea: chi va con lo z…, impara a zoppicare!
Il pericolo risulta poi ancor più concreto se prendiamo atto del fatto che il panorama generale della musica leggera italiana pullula, sotto il profilo della vocalità, di cattivi esempi; si può anzi dire che i cantanti muniti di una solida preparazione vocale sono, purtroppo, una minoranza.

La trascrizione dell'intervista a Laura Pausini

Rilasciata in occasione dell'apertura del I Corso di Alta Formazione in Vocologia Artistica, Università di Bologna (sede di Ravenna), anno accademico 2005/2006
Laura Pausini: intervista del 2005 Ciao a tutti!
Sono Laura Pausini e ho deciso di registrare questo messaggio per portarvi la mia testimonianza su quello che ho imparato in questi ultimi anni, da quando ho conosciuto il Dott. Franco Fussi, del quale mi considero - oltre che un'amica - studentessa, allieva e fan; il fatto di averlo conosciuto mi ha portato ad interessarmi di più alla mia voce.

Io ho cominciato da sola senza mai fare scuole di canto, ed improvviscamente circa 6-7 anni fa (circa 1998-1999) ho avuto un problema alle corde vocali, che solamente grazie al Dott. Franco Fussi sono riuscita a risolvere. Altri professori avevano comunque previsto per me abbassamenti di tonalità e quindi grandi problemi per quanto riguarda le stesure delle mie canzoni, o comunque prevedevano per me delle operazioni costose e difficili da accettare anche psicologicamente.
Con il Dott. Fussi invece sono riuscita a guarire e a conoscere delle nuove vocalità in me grazie alla logopedia ed ai consigli che lui ed il suo staff mi hanno dato.

In questi anni recenti ho anche scoperto che la mia emissione vocale si è fatta più duttile e consapevole, sia sul piano tecnico che su quello della qualità timbrica; ciò deriva da quanto mi viene insegnato con gli esercizi, che ogni volta cerco di ricordarmi di fare.

Nei primi anni della mia carriera, il fatto di stare ogni notte su un palcoscenico e scoprire attraverso un concerto che cosa significa dare me stessa attraverso la mia voce mi ha un pò spaventata, ma ultimamente mi sento molto più sicura di me e ho avuto anche la possibilità di provare nuove emissioni vocali, di trovare un suono che prima probabilmente non avevo il coraggio di ricercare. Per esempio, lo stile nel quale oggi mi ritrovo di più o che mi interessa di più scoprire è il falsetto (registro di testa) perchè fino a tre anni fa (circa 2002) non solo non lo utilizzavo, ma proprio pensavo di non averlo; di conseguenza in questo periodo sono molto affascinata da tutto quello che è il cantare in maniera più soffice e più delicata, anche nelle note più acute.

Credo che sia davvero importante seguire l'istinto, io ne faccio una mia caratteristica non solo nella voce ma anche nel mio modo di vivere, e di conseguenza voglio che le persone che ascoltano la mia musica mi conoscano per come sono davvero, quindi molto spesso anche se cerco di curarmi commetto degli errori attraverso questo istinto.
Per questo motivo ho cercato, attraverso il dott Franco Fussi ed anche la sua logopedista Tiziana Fuschini, di darmi delle regole e più disciplina perchè spesso quando si è molto impegnati in tournee o viaggi promozionali, dove l'impegno vocale è costante e faticoso, mi ritrovo a non poter gestire come vorrei la mia voce.
Attraverso gli esercizi che mi sono stati insegnati sono riuscita per esempio a cantare quando ho la febbre o quando ho un abbassamento di voce, senza utilizzare medicinali troppo forti come il cortisone che per circa un anno dal 1994 al 1995 ho usato e che mi ha distrutta.
L'unica medicina, anche se in realtà omeopatica, che continuo ad usare quando sforzo molto le corde vocali, è il Lymphomyosot, e a questo punto credo che il dott Fussi farà una faccia un pò strana poichè sono tanti anni che mi ha prescritto questo medicinale, e probabilmente chissà cosa è uscito nell'ultimo periodo ma io è un pò di tempo che non lo vado a trovare... e so che lui non vede l'ora di rimproverarmi per questo!

Voglio sottolineare che è molto, molto importante per noi che utilizziamo la voce, farsi vedere, andare da dei professionisti e comunque tenere sotto controllo il nostro "muscolo più importante".

Io quando ho cominciato a cantare non sapevo nemmmeno che le corde vocali fossero due, e forse dovrei evitare di dirlo ma lo faccio proprio perchè preferisco spiegare da che base sono partita, e cioè dal niente: dal fatto che per me la voce era una cosa naturale come muovere una mano o aprire gli occhi, senza rendermi conto che utilizzandola così tanto ed anche in maniera sbagliata poi a volte mi è successo di rovinarla.
Per fortuna ci sono queste nuove tecniche di logopedia e di foniatria che realmente possono aiutare chi fa un uso professionale della voce e che magari non sa usare al meglio le corde vocali, a prevenire possibili gravi ripercussioni.