Quale differenza c'è tra "cantare in maschera" e cantare nasale


Il canto "in maschera" corrisponde ad un suono nasale?
Ultimamente si sta diffondendo, da parte di alcuni cantanti e maestri di canto, l'idea secondo cui possa risultare utile ai fini della produzione del suono l'impiego delle fosse nasali e dei seni paranasali come luoghi di risonanza, al punto da identificare con esso il canto “in maschera”. Questa idea persiste nonostante diversi studi di fisiologia indichino che il cantante ben allenato non sfrutta realmente le cavità nasali durante il canto, e che i seni paranasali non contribuiscono acusticamente al suono emesso dal cantante (fatto dimostrato clinicamente da Wooldridge e Vennard, come anche illustrato in un interessante articolo ad opera del Prof. Franco Fussi).
La configurazione descritta come “maschera” è in realtà una sensazione di vibrazione percepita dal cantante "in avanti", dovuta però al modo in cui l'onda sonora si trasmette nelle strutture anatomiche in questo caso attraversate (le strutture ossee del viso), e non da una effettiva "risonanza" in quei luoghi. In realtà, Wooldridge e Vennard hanno dimostrato che ostruendo le fosse nasali o i seni paranasali ad un cantante professionista correttamente impostato, non si hanno variazioni in merito alla qualità della emissione sonora delle varie vocali a-e-i-o-u.
La conclusione quindi è: il canto "in maschera" non ha nulla a che fare con una emissione di tipo nasale.

La nasalizzazione è frutto di una "risonanza" o una "antirisonanza"?
A quale allenatore hai voluto affidare la tua voce? Sono entrambi fenomeni fisici, strettamente collegati e con molte caratteristiche in comune, ma con effetti... opposti.
La risonanza ha come effetto quello di accentuare (amplificare) alcune particolari frequenze o armonici; come esempio di risonanza possiamo citare la "cassa armonica" degli strumenti a corda o ad arco, come la chitarra, il violino, o il contrabbasso. Se la cassa armonica non ci fosse, il suono prodotto dalla vibrazione della corda diventerebbe flebile, metallico e sgraziato.
L'antirisonanza ha l'effetto opposto della risonanza: attenua o "filtra" alcune particolari frequenze; un esempio che noi tutti conosciamo è quello della marmitta della automobile, che svolge, sotto il profilo acustico, la funzione di attenuare notevolmente le frequenze del rumore prodotto dal motore a scoppio.
Argomentazioni di natura fisico-acustica e fisiologica hanno dimostrato che, contrariamente all'effetto di vera e propria "risonanza" svolto dalla cavità della bocca e da varie altre parti dell'organo fonatorio, il sistema comprendente i seni paranasali e le fosse nasali si accoppia al resto del sistema in "antirisonanza", in modo da abbatterne la sonorità; banalizzando per rendere meglio l'idea, si potrebbe dire che proiettando l'emissione verso il naso, si ha un effetto simile a quello di... cantare attraverso una marmitta!
Le conseguenze principali sono due, entrambe negative: sensibile riduzione della emissione in termini di intensità sonora (perdita di volume), e abbattimento degli armonici (antiestetico impoverimento della qualità del timbro, suono "chiuso").
E' da aggiungere che spesso il principiante, mancando di consapevolezza tecnica e non essendo in grado di "ascoltarsi" dal di fuori, spesso non si rende conto di tali perdite, interpretando anzi la propria sonorità nasalizzata come piacevole.

Esistono consonanti nasali?
Nella lingua italiana, abbiamo tre fonemi nasali (m, n, gn). Il modo più semplice per rendersene conto è quello di provare a pronunciarli tappandosi il naso, mentre si noterà facilmente che le altre consonanti non interessano il naso.
Quando pronunciamo una consonante nasale (m, n, gn), la vocale che segue può risultare anch'essa nasale, a meno di non aver conseguito una impostazione tecnica appropriata; pertanto, se si ritiene di essere predisposti ad una emissione di tipo nasale, occorre prestare particolare attenzione soprattutto alle vocali che seguono queste tre consonanti.

Quale ruolo riveste una emissione di tipo nasale nella musica moderna?
In Italia ci sono sempre più cantanti, anche di successo, che hanno questa caratteristica. Da un punto di vista tecnico la cosa rimane sempre e comunque un difetto; è vero che a volte un vizio può conferire un tocco di "personalità" in più a chi lo porta con sè, ma ci sono certamente altri modi per diventare interessanti, personali e riconoscibili da chi ci ascolta, per esempio... sviluppando e valorizzando al massimo le qualità uniche ed intrinseche della propria voce!
Alcuni poi ritengono che focalizzando nasalmente sia possibile in qualche modo imitare o riprodurre la sonorità dei grandi cantanti afroamericani, cosa assolutamente sbagliata in quanto se così fosse detti cantanti di colore non si ritroverebbero con una voce tanto potente e talvolta con un timbro armonicamente così ricco.

Concludendo: cantar nasale è un difetto di impostazione che pone alla nostra vocalità dei limiti aggiuntivi a quelli che già sono i nostri limiti naturali e fisiologici. Lasciamo pure la voce nasale a chi ce l'ha e ne è contento, senza negare il fatto che la voce di Eros Ramazzotti (come quella di tanti altri) perderebbe la sua impronta caratteristica smettendo di essere nasale.
Per quanto riguarda noi che stiamo leggendo queste righe, meglio sempre puntare sulle qualità uniche, caratteristiche ed inimitabili della propria voce, espandendone al massimo le potenzialità e le peculiarità, rimuovendo tutti gli ostacoli che ne impediscono una piena espressione (la nasalità rappresenta uno di questi ostacoli), ed evitando di forzarla nell'imitare la voce di qualcun'altro (bianco o Black che sia).

Quando si è incominciato a manifestare interesse didattico verso sonorità di tipo nasale?
Pare che, storicamente, la pratica della focalizzazione nasale a scopo didattico sia da ricondurre ad una pubblicazione del 1901 ad opera di H. Holbrook Curtis, in cui si asseriva che in tal modo si poteva eliminare lo sforzo delle corde vocali in soggetti affetti da particolari difficoltà; fu così che emerse la pratica, nei vocalizzi, di sillabe nasalizzate (“ma,me,mi,mo,mu”) ancor oggi praticate in alcune scuole di canto.

A cosa si può imputare il successo di tali pratiche e la convinzione che deviando l’emissione verso l'area nasale possano essere favorite “posizioni” ed "impostazioni" corrette?
Abbiamo poco fa spiegato perchè da un punto di vista acustico l'emissione di tipo nasale sia da considerare un difetto.
Di certo nasalizzare può risultare riposante per cantanti dalle corde vocali affaticate, abituati sempre a "spingere" di gola (comportamento ipercinetico), ma questo è soltanto un espediente; alcuni insegnanti tuttavia lo adottano come "cura rieducativa" seguendo la logica di combattere un errore con l'errore opposto, insegnando gradualmente all'allievo a stare in mezzo tra i due.

Qui si ritiene che sia possibile invece rieducare una voce proponendo subito un modello corretto, senza strani passi intermedi che potrebbero risultare fuorvianti o generare confusione nell'allievo.